mercoledì 22 ottobre 2014

Mancata adozione dei Piani Anticorruzione e dei Codici di Comportamento: arrivano le sanzioni dell' ANAC

A quasi due anni dall'entrata in vigore della legge 190/2012 il tema della prevenzione della corruzione nella pubblica amministrazione resta centrale ed attuale. 
La legge 190/2012 e gli atti normativi ad essa conseguenti (d.lgs. 33/2013, d.lgs. 39/2013. DPR 62/2013) hanno introdotto nuovi adempimenti e nuovi obblighi, finalizzati ad aumentare la trasparenza e l’integrità del settore pubblico.
Con il D.L. 90/2014, come noto, si è assistito ad un potenziamento delle risorse e dei poteri dell’ ANAC (Autorità Nazionale Anticorruzione), anche in risposta ad una serie di presunti casi di malaffare, emersi nel settore delle Grandi Opere (EXPO Milano 2015 e MOSE di Venezia). 
Il Decreto (convertito dalla legge 114/2014) ha anche assegnato all’ ANAC il potere di sanzionare la mancata adozione delle misure di trasparenza e prevenzione della corruzione da parte delle amministrazioni. Tale potere sanzionatorio è diventato effettivo a partire dal 9 settembre 2014, data in cui l’Autorità ha approvato il Regolamento in materia di esercizio del potere sanzionatorio dell’Autorità Nazionale Anticorruzione  per l’omessa adozione dei Piani triennali di prevenzione della corruzione, dei Programmi triennali di trasparenza, dei Codici dì comportamento.

Il Regolamento (disponibile in rete all’indirizzo http://www.anticorruzione.it/?p=13751 ) prevede (art.4) che l’Autorità avvii d’ufficio il procedimento per l’irrogazione delle sanzioni, nei casi in cui, nel corso di accertamenti o ispezioni, siano emersi comportamenti configurabili come ipotesi di omessa adozione, oppure sulla base di segnalazioni ad essa pervenute.  Il procedimento può essere avviato anche dagli organi di polizia amministrativa o di organi con funzioni ispettive.

Per l’accertamento dell’omessa adozione (art.  6) , il Responsabile del procedimento può disporre delle ispezioni, anche avvalendosi della Guardia di Finanza e richiedere documentazione alle amministrazioni.
Le sanzioni (da un minimo di 1000 a un massimo di 10.000 euro) scattano nel caso in cui sia accertata la mancata adozione di uno dei seguenti documenti:
  • Piano Triennale di Prevenzione della Corruzione
  • Programma Triennale per la trasparenza e l’Integrità
  • Codice di Comportamento
La sanzione è irrogata a carico del “Soggetto Obbligato” ad adottare il documento, vale a dire l’organo che la legge o l’amministrazione interessata ha individuato come competente a predisporre, ad adottare e/o approvare i Provvedimenti, tra i quali, ad esempio, il responsabile della prevenzione della corruzione, il responsabile della trasparenza e i componenti degli organi, monocratici o collegiali, di indirizzo. Nel caso specifico dei comuni, di norma sono soggetti obbligati il Segretario Comunale, il Sindaco e la Giunta.

L’«Omessa adozione», che può dar luogo all'irrogazione della sanzione, si configura nei seguenti casi:
  • Mancata adozione della deliberazione, con cui si adottano i provvedimenti
  • approvazione di un provvedimento puramente ricognitivo di misure, in materia di anticorruzione, in materia di adempimento degli obblighi di  pubblicità ovvero in materia di Codice di comportamento di amministrazione;
  • approvazione di un  provvedimento il cui contenuto riproduca in modo integrale analoghi provvedimenti adottati da altre amministrazioni, privo di misure specifiche introdotte in relazione alle esigenze dell’amministrazione  interessata;
  • approvazione di un provvedimento privo di misure per la prevenzione del rischio nei  settori più esposti, privo di misure concrete di attuazione degli obblighi di pubblicazione di cui alla  disciplina vigente, meramente riproduttivo del Codice di comportamento emanato con il decreto del  Presidente della Repubblica 16 aprile 2013, n. 62.


In sintesi, l’ANAC potrà sanzionare non solo la mancata adozione dei Piani e dei regolamenti richiesti dalla normativa anticorruzione, ma anche l’adozione di documenti soltanto formali e privi di efficacia.

Scritto da Andrea Ferrarini (consulente e formatore sui temi dell'etica e della legalità)
cell. 3472728727 - andrea.ferrarini2012@gmail.com

venerdì 24 gennaio 2014

CONTROLLI, OBIETTIVI, TRASPARENZA E VALORI: come attuare i piani anticorruzione nei Comuni

E' il titolo di una giornata di formazione promossa da Risorse Comuni e ANCI LOMBARDIA, nella quale cercherò di fornire alcune indicazioni, per attuare in modo efficace i Piani Triennali di Prevenzione della Corruzione nei Comuni. Affinché non restino solo "sulla carta".

Di seguito, il link al sito di Risorse Comuni, da cui è possibile effettuare l'iscrizione (il seminario è gratuito, ma è necessario segnalare il proprio nominativo alla segreteria organizzativa)


http://www.risorsecomuni.it/2014/EVENTO.asp?id=1293

Il 31 gennaio 2014 sarà una data importante per la prevenzione della corruzione in Italia. Entro tale data, infatti, tutte le pubbliche amministrazioni dovranno aver approvato il proprio Piano Triennale di Prevenzione della Corruzione. 

Il 2013 è stato l’anno in cui, per la prima volta, la prevenzione, l’etica e la legalità sono entrate nel novero degli adempimenti delle amministrazioni pubbliche. In questa occasione, i Comuni hanno dimostrato la capacità di allinearsi (puntualmente ed efficacemente) ai nuovi standard di legalità e trasparenza, imposti dalla normativa nazionale. Nel 2014 una nuova sfida attende le amministrazioni locali: passare dal “dire” al “fare”, cioè attuare le misure di prevenzione previste nei loro Piani Triennali, calare la prevenzione della corruzione nella gestione quotidiana dei procedimenti.

Uno sforzo ulteriore ma necessario, per consegnare ai cittadini una pubblica amministrazione sempre più affidabile, trasparente, onesta e giusta.
Per dare un supporto all'attuazione delle politiche anticorruzione, ReteComuni in collaborazione con il Comune di Monza propone un momento di formazione e di condivisione delle esperienze destinato alle amministrazioni comunali.

Il programma del seminario seguirà i seguenti punti:
• Tempistiche di attivazione delle misure di prevenzione della corruzione programmate nei PTPC
• Contenuti della formazione del personale che opera nelle aree maggiormente esposte al rischio di illeciti
• Collegamento della politica anticorruzione con gli obiettivi di gestione della Performance organizzativa ed individuale
• Monitoraggio delle anomalie nella gestione dei procedimenti e degli affidamenti
• Comunicazione e miglioramento della Trasparenza
• Ri-analisi del rischio e riassetto del Piano Triennale di prevenzione della Corruzione


Il seminario vuole essere un momento di riflessione su un tema che ritengo importante: come passare "dal dire al fare"? Come attuare efficacemente i piani anticorruzione? Una ricetta sicura al 100% non c'è. Ma certamente, per promuovere realmente la legalità negli enti locali (e non lasciare i piani solo sulla carta, è necessario attivare tutte le risorse interne all'amministrazione: i controlli, la programmazione degli obiettivi, la trasparenza e i valori dell'etica pubblica


Scritto da Andrea Ferrarini (Consulente Modelli Organizzativi ex d.lgs 231/2001)
cell. 3472728727 - andreaferrarini@inwind.it

sabato 9 novembre 2013

I COMUNI E IL CONTRASTO ALLA CORRUZIONE

I COMUNI E IL CONTRASTO ALLA CORRUZIONE - Indicazioni per la redazione del Piano Triennale di Prevenzione dopo l’approvazione del Piano Nazionale Anticorruzione

Mercoledì 6 novembre 2013 | ore 9.30 - 13.30 |
Centro San Fedele - Piazza San Fedele 4 - Milano

Con l’approvazione del Piano Nazionale Anticorruzione da parte della CiVIT (delibera 72/2013 dell’11 settembre 2013), ha preso concretamente avvio la fase di attuazione delle politiche di prevenzione previste dalla legge 190/2012.
Tutte le pubbliche amministrazioni (inclusi gli enti locali) entro il 31 gennaio 2014 dovranno adottare i propri Piani Triennali di Prevenzione della Corruzione o aggiornare i Piani già adottati, per allinearli ai requisiti del Piano Nazionale.

La giornata, organizzata da Avviso Pubblico e ReteComuni, si è proposta di approfondire i contenuti del
Piano Triennale di Prevenzione della Corruzione e di fornire delle indicazioni concrete per la sua stesura, prestando particolare attenzione alle attività che riguardano l’individuazione delle aree maggiormente
esposte alla corruzione - l'ente deve intraprendere una attività di Risk Assessment, cioè di valutazione del
rischio - e l'adozione di nuovi processi organizzativi che siano più trasparenti e condivisi, al fine di
prevenire i fenomeni di corruzione al suo interno.

LEGGI DI PIU' - La valutazione del Rischio di Corruzione negli Enti Locali

domenica 14 luglio 2013

Legge 190/2012: Il Dipartimento della Funzione Pubblica ha inviato alla CiVIT il Piano Nazionale Anticorruzione.

Il Dipartimento per la Funzione Pubblica ha trasmesso alla CiVIT il Piano  Nazionale Anticorruzione,  (previsto dalla legge 190/2012) che  dovrà essere da quest'ultima valutato e  approvato.
Già da una prima lettura, tre cose mi sembrano interessanti:

1) Il Piano Nazionale sottolinea la centralità della tutela del whistleblower,  ai fini della prevenzione della corruzione.   

2) Il Piano Nazionale consiglia di gestire il rischio di corruzione sulla  base  dei principi e delle linee guida della norma ISO 31000, una norma  internazionale per il risk management, che anch'io sto studiando e  approfondendo da un paio d'anni. Si tratta di uno standard poco diffuso  in Italia, ma che (a differenza di altri) non è certificabile, e quindi è  a costo zero per le amministrazioni pubbliche (che devono solo adattare ad  essa  il loro modo di gestire il rischio).

3) Il Piano Nazionale fornisce alcune indicazioni, per determinare la  GRAVITA'  E LA PROBABILITÀ' dei comportamenti illeciti. In particolare, la PROBABILITÀ' è  definita in base alla "discrezionalità", alla "rilevanza esterna", alla  "complessità", al "valore economico" e alla "frazionabilità" dell'attività in  cui il comportamento ha luogo. Invece la GRAVITA' è definita in base ai costi  "organizzativi", "economici" e "reputazionali" che il comportamento a rischio  può determinare.

Adesso, bisogna solo aspettare che la CiVIT approvi il PNA, per poter  leggere  il testo integrale.

Ad ogni modo, nei prossimi mesi, eventuali attività di formazione e studio  (tipo tavoli di lavoro), in tema di prevenzione della corruzione, potrebbero certamente concentrarsi sui temi seguenti:

1) Formazione sul whistleblowing (rivolta ai segretari comunali e agli altri  soggetti coinvolti nella prevenzione della corruzione nei comuni): come introdurlo e gestirlo correttamente nell'ambito delle pubbliche  amministrazioni.

2) Formazione sulla ISO 31000 (rivolta ai segretari comunali e agli altri  soggetti coinvolti nella prevenzione della corruzione nei comuni): Principi,  Struttura di Riferimento per la Gestione del Rischio e Processo di Gestione  del  Rischio.

3) Determinazione del livello di rischio di corruzione (inteso come  combinazione di PROBABILITÀ E CONSEGUENZE dei comportamenti illeciti'):  individuazione di parametri e valori per il calcolo del livello di rischio.

Il P.N.A, infine, parla anche di formazione dei dipendenti pubblici,  prevedendo  una formazione generale sui temi dell'etica e dell'integrità. 

L'integrità può essere intesa come "legalità"+ "valori chiave specifici della  pubblica amministrazione": l' OCSE da alcuni anni ha avviato una riflessione  specifica su questo tema ed ha elaborato anche delle indicazioni per gestire  l'integrità all'interno delle organizzazioni pubbliche

Per quanto riguarda l'etica ... sono sempre dell'idea che un'etica, in grado  di spiegare "perché" la corruzione debba essere bandita dalla pubblica  amministrazione, deve essere ancora elaborata: l'etica "classica" (da Platone  a  Kant) non è affidabile. Alcuni spunti per la costruzione delle nuova etica  possono essere desunti dal pensiero di filosofi contemporanei come Sartre,  Jonas e Badiou. Nel tempo libero sto studiando il pensiero di questi  "giganti",  sperando un giorno di riuscire a salire sulle loro spalle, per vedere un po'  più lontano, oltre la nebbia della rassegnazione... impresa questa che mi  pare,  insieme, titanica e appassionante.

Lunga vita alla legalità ;-) !!!!

Scritto da Andrea Ferrarini (Consulente Modelli Organizzativi ex d.lgs 231/2001)
cell. 3472728727 - andreaferrarini@inwind.it

sabato 22 giugno 2013

Anticorruzione - Dal 19 giugno in vigore il Nuovo Codice di Comportamento dei Dipendenti Pubblici

Dal 19 giugno 2013 è entrato in vigore il DPR 62/2013, che definisce il  nuovo codice di comportamento dei dipendenti pubblici, previsto dalla Legge Anticorruzione (Legge 190/2012).



La CiVIT (L’Autorità Nazionale Anticorruzione) ha tenuto una serie di incontri con 
  • i Responsabili per la prevenzione della corruzione, 
  • gli Organismi indipendenti di valutazione della perfomance, gli OIV, 
  • i Responsabili degli uffici disciplina 
dei Ministeri degli Affari esteri, Interno, Giustizia, Difesa, Economia, Trasporti, Sviluppo economico, Lavoro, Salute, Istruzione, Beni culturali, Ambiente, Agricoltura; delle Agenzie delle Entrate, Demanio, Dogane e Monopoli, Agenas, Aifa; degli Enti previdenziali Inps e Inail; di Istat, Cnr, Enea, Isfol, Inea, Inrim, Asi, Infn, Invalsi, Iss, Istituto Agronomico oltremare, Istituto di studi germanici, Federparchi.

Gli incontri sono stati organizzati per esaminare e discutere le problematiche collegate all’ emanazione delle Linee guida per l’adozione da parte delle singole amministrazioni ed enti dei codici di comportamento, che devono integrare e specificare il codice di comportamento nazionale.

In particolare i codici dovranno precisare il comportamento degli addetti nei settori particolarmente esposti al rischio della corruzione.

Fonte: Comunicato stampa CiVIT del 21 giugno 2013 - http://www.civit.it/?p=8684.

Scritto da Andrea Ferrarini (Consulente Modelli Organizzativi ex d.lgs 231/2001)
cell. 3472728727 - andreaferrarini@inwind.it

mercoledì 27 marzo 2013

Piani Triennali di prevenzione della corruzione: per la CiVIT il termine del 31 marzo 3013 non è perentorio

La Legge Anticorruzione (L.190/2012) prevede che le pubbliche amministrazioni debbano adottare propri piani triennali di prevenzione della corruzione entro il 31 gennaio di ogni anno.
Per il 2013 (primo anno di applicazione dei nuovi obblighi di legge), il termine per l'adozione dei piani di prevenzione è stato posticipato al 31 marzo 2013.

Prima di tale data, sempre secondo le previsioni della legge 190/2012, il Dipartimento della Funzione Pubblica dovrebbe elaborare il Piano Nazionale Anticorruzione e fornire così le linee guida e gli indirizzi generali, per l'elaborazione dei Piani di prevenzione nelle singole amministrazioni.

Per quanto riguarda gli enti locali, i consorzi e le società controllate dagli enti locali, infine, i termini e le modalità di adozione dei Piani Triennali di Prevenzione devono essere definiti attraverso accordi in sede di Conferenza Unificata, entro quattro mesi dall'entrata in vigore della legge 190/2012 (cioè entro la fine di marzo).

Dal momento che il Piano Nazionale Anticorruzione non è ancora stato elaborato, e tanto meno sono stati definiti gli accordi in Conferenza Unificata, La CiVIT, nella seduta del 27 marzo 2013, ha espresso l’avviso che il termine del 31 marzo 2013, previsto per l’adozione dei piani di prevenzione della corruzione, non può essere considerato perentorio,  nel senso che il Piano adottato dopo la scadenza del termine è, comunque, valido. Con la conseguenza che, per quanto riguarda le amministrazioni centrali e gli enti nazionali, il Piano triennale dovrà essere adottato entro il tempo strettamente necessario e secondo le linee indicate nel futuro Piano Nazionale Anticorruzione.

Nel frattempo,  le singole amministrazioni, su proposta del responsabile della prevenzione della corruzione, possono procedere alla valutazione del diverso livello di esposizione degli uffici al rischio di corruzione, alla previsione di procedure per selezionare e formare i dipendenti e a introdurre opportune forme di rotazione degli incarichi.

Le amministrazioni potranno, anche, se lo ritengono, adottare il Piano triennale di prevenzione della corruzione, fatte salve le successive integrazioni e modifiche per adeguarlo ai contenuti del Piano Nazionale Anticorruzione.

Quanto sopra osservato può valere anche per le Regioni e gli Enti locali, specie dopo la scadenza del termine di quattro mesi, previsto dall’art. 1 comma 60 della legge n. 190/2012, per definire in sede di Conferenza Unificata gli adempimenti e i relativi termini volti alla “piena e sollecita attuazione delle disposizioni” della legge.


Scritto da Andrea Ferrarini (Consulente Modelli Organizzativi ex d.lgs 231/2001)
cell. 3472728727 - andreaferrarini@inwind.it



martedì 26 marzo 2013

ANCI: prime indicazioni ai Comuni per l'attuazione della legge anticorruzione

Il 21 marzo 2013 l' ANCI ha diffuso un documento, con le prime indicazioni ai Comuni sulle principali misure ed adempimenti per  l’attuazione  della legge 190/2012.

Lo trovo un documento molto interessante, perché recepisce alcune indicazioni  fornite dalla CIVIT, dal Dipartimento della Funzione Pubblica e dalle linee di Indirizzo per il Piano Nazionale Anticorruzione, chiarendo/ribadendo:

1) che l'organo competente a nominare il Responsabile della Prevenzione della Corruzione nei Comuni è il Sindaco (delibera CIVIT, n.15/2013);

2) che l'organo cui compete l'adozione del Piano Triennale di Prevenzione è la Giunta (in virtù della propria "competenza residuale" ex art. 48 del TUEL);

3) che, nelle more dell’adozione delle Intese in conferenza unificata, i Comuni dovrebbero, in via precauzionale (come già raccomandato dalla circolare Dipartimento Funzione Pubblica 1/2013), definire le prime  misure in materia di prevenzione alla corruzione (anche per tutelare i segretari/responsabili anticorruzione dalle sanzioni previste nel caso in cui sia commesso un reato);

4) che il criterio della rotazione dei dirigenti nella aree esposte al rischio di corruzione potrebbe essere di difficile applicazione nei comuni di medie-piccole dimensioni. Per questo l'ANCI intende farsi portavoce (in sede di Conferenza Unificata), "dell’esigenza di individuare regole applicative specifiche per le amministrazioni locali, in relazione alle caratteristiche organizzative e dimensionali delle stesse".


Scritto da Andrea Ferrarini (Consulente Modelli Organizzativi ex d.lgs 231/2001)
cell. 3472728727 - andreaferrarini@inwind.it