Il Tribunale del Lavoro ha annullato le misure di rotazione dei vigili contenute nel Piano Triennale di Prevenzione della Corruzione di Roma Capitale... Se i Piani Anticorruzione prevedono delle misure che "impattano" sul personale, i sindacati devono essere sempre preventivamente informati.
Fonte: Corriere della sera: http://roma.corriere.it/notizie/cronaca/15_novembre_18/vigili-rotazioni-annullare-piano-anticorruzione-884510da-8e2c-11e5-ae73-6fe562d02cba.shtml
Un blog per parlare di Legalità, Prevenzione della Corruzione (L.190/2012), Integrity Management, Modelli 231 e Responsabilità Sociale d'Impresa
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giovedì 19 novembre 2015
mercoledì 22 ottobre 2014
Mancata adozione dei Piani Anticorruzione e dei Codici di Comportamento: arrivano le sanzioni dell' ANAC
A quasi due anni dall'entrata in
vigore della legge 190/2012 il tema della prevenzione della corruzione nella
pubblica amministrazione resta centrale ed attuale.
La legge 190/2012 e gli
atti normativi ad essa conseguenti (d.lgs. 33/2013, d.lgs. 39/2013. DPR
62/2013) hanno introdotto nuovi adempimenti e nuovi obblighi, finalizzati ad
aumentare la trasparenza e l’integrità del settore pubblico.
Con il D.L. 90/2014, come noto,
si è assistito ad un potenziamento delle risorse e dei poteri dell’ ANAC
(Autorità Nazionale Anticorruzione), anche in risposta ad una serie di presunti
casi di malaffare, emersi nel settore delle Grandi Opere (EXPO Milano 2015 e
MOSE di Venezia).
Il Decreto (convertito dalla legge 114/2014) ha anche
assegnato all’ ANAC il potere di sanzionare la mancata adozione delle misure di
trasparenza e prevenzione della corruzione da parte delle amministrazioni. Tale
potere sanzionatorio è diventato effettivo a partire dal 9 settembre 2014, data
in cui l’Autorità ha approvato il Regolamento
in materia di esercizio del potere sanzionatorio dell’Autorità Nazionale
Anticorruzione per l’omessa adozione dei
Piani triennali di prevenzione della corruzione, dei Programmi triennali di
trasparenza, dei Codici dì comportamento.
Il Regolamento (disponibile in rete
all’indirizzo http://www.anticorruzione.it/?p=13751
) prevede (art.4) che l’Autorità avvii d’ufficio il procedimento per
l’irrogazione delle sanzioni, nei casi in cui, nel corso di accertamenti o ispezioni,
siano emersi comportamenti configurabili come ipotesi di omessa adozione,
oppure sulla base di segnalazioni ad essa pervenute. Il procedimento può essere avviato anche dagli
organi di polizia amministrativa o di organi con funzioni ispettive.
Per l’accertamento dell’omessa
adozione (art. 6) , il Responsabile del
procedimento può disporre delle ispezioni, anche avvalendosi della Guardia di
Finanza e richiedere documentazione alle amministrazioni.
Le sanzioni (da un minimo di 1000
a un massimo di 10.000 euro) scattano nel caso in cui sia accertata la mancata
adozione di uno dei seguenti documenti:
- Piano Triennale di Prevenzione della
Corruzione
- Programma Triennale per la trasparenza e
l’Integrità
- Codice di Comportamento
La sanzione è irrogata a carico
del “Soggetto Obbligato” ad adottare il documento, vale a dire l’organo che la legge o l’amministrazione
interessata ha individuato come competente a predisporre, ad adottare e/o
approvare i Provvedimenti, tra i quali, ad esempio, il responsabile della
prevenzione della corruzione, il responsabile della trasparenza e i componenti
degli organi, monocratici o collegiali, di indirizzo. Nel caso specifico
dei comuni, di norma sono soggetti obbligati il Segretario Comunale, il Sindaco
e la Giunta.
L’«Omessa adozione», che può dar
luogo all'irrogazione della sanzione, si configura nei seguenti casi:
- Mancata adozione della deliberazione, con
cui si adottano i provvedimenti
- approvazione di un provvedimento
puramente ricognitivo di misure, in materia di anticorruzione, in materia
di adempimento degli obblighi di
pubblicità ovvero in materia di Codice di comportamento di
amministrazione;
- approvazione di un provvedimento il cui contenuto riproduca
in modo integrale analoghi provvedimenti adottati da altre amministrazioni,
privo di misure specifiche introdotte in relazione alle esigenze
dell’amministrazione interessata;
- approvazione di un provvedimento privo di
misure per la prevenzione del rischio nei
settori più esposti, privo di misure concrete di attuazione degli
obblighi di pubblicazione di cui alla
disciplina vigente, meramente riproduttivo del Codice di
comportamento emanato con il decreto del
Presidente della Repubblica 16 aprile 2013, n. 62.
In sintesi, l’ANAC
potrà sanzionare non solo la mancata adozione dei Piani e dei regolamenti
richiesti dalla normativa anticorruzione, ma anche l’adozione di documenti
soltanto formali e privi di efficacia.
Scritto da Andrea Ferrarini (consulente e formatore sui temi dell'etica e della legalità)
cell. 3472728727 - andrea.ferrarini2012@gmail.com
sabato 9 novembre 2013
I COMUNI E IL CONTRASTO ALLA CORRUZIONE
I COMUNI E IL CONTRASTO ALLA CORRUZIONE - Indicazioni per la redazione del Piano Triennale di Prevenzione dopo l’approvazione del Piano Nazionale Anticorruzione
Mercoledì 6 novembre 2013 | ore 9.30 - 13.30 |
Centro San Fedele - Piazza San Fedele 4 - Milano
Con l’approvazione del Piano Nazionale Anticorruzione da parte della CiVIT (delibera 72/2013 dell’11 settembre 2013), ha preso concretamente avvio la fase di attuazione delle politiche di prevenzione previste dalla legge 190/2012.
Tutte le pubbliche amministrazioni (inclusi gli enti locali) entro il 31 gennaio 2014 dovranno adottare i propri Piani Triennali di Prevenzione della Corruzione o aggiornare i Piani già adottati, per allinearli ai requisiti del Piano Nazionale.
La giornata, organizzata da Avviso Pubblico e ReteComuni, si è proposta di approfondire i contenuti del
Piano Triennale di Prevenzione della Corruzione e di fornire delle indicazioni concrete per la sua stesura, prestando particolare attenzione alle attività che riguardano l’individuazione delle aree maggiormente
esposte alla corruzione - l'ente deve intraprendere una attività di Risk Assessment, cioè di valutazione del
rischio - e l'adozione di nuovi processi organizzativi che siano più trasparenti e condivisi, al fine di
prevenire i fenomeni di corruzione al suo interno.
LEGGI DI PIU' - La valutazione del Rischio di Corruzione negli Enti Locali
Mercoledì 6 novembre 2013 | ore 9.30 - 13.30 |
Centro San Fedele - Piazza San Fedele 4 - Milano
Con l’approvazione del Piano Nazionale Anticorruzione da parte della CiVIT (delibera 72/2013 dell’11 settembre 2013), ha preso concretamente avvio la fase di attuazione delle politiche di prevenzione previste dalla legge 190/2012.
Tutte le pubbliche amministrazioni (inclusi gli enti locali) entro il 31 gennaio 2014 dovranno adottare i propri Piani Triennali di Prevenzione della Corruzione o aggiornare i Piani già adottati, per allinearli ai requisiti del Piano Nazionale.
La giornata, organizzata da Avviso Pubblico e ReteComuni, si è proposta di approfondire i contenuti del
Piano Triennale di Prevenzione della Corruzione e di fornire delle indicazioni concrete per la sua stesura, prestando particolare attenzione alle attività che riguardano l’individuazione delle aree maggiormente
esposte alla corruzione - l'ente deve intraprendere una attività di Risk Assessment, cioè di valutazione del
rischio - e l'adozione di nuovi processi organizzativi che siano più trasparenti e condivisi, al fine di
prevenire i fenomeni di corruzione al suo interno.
LEGGI DI PIU' - La valutazione del Rischio di Corruzione negli Enti Locali
domenica 14 luglio 2013
Legge 190/2012: Il Dipartimento della Funzione Pubblica ha inviato alla CiVIT il Piano Nazionale Anticorruzione.
Il Dipartimento per la Funzione Pubblica ha trasmesso alla CiVIT il Piano Nazionale Anticorruzione, (previsto dalla legge 190/2012) che dovrà essere da quest'ultima valutato e approvato.
Già da una prima lettura, tre cose mi sembrano interessanti:
1) Il Piano Nazionale sottolinea la centralità della tutela del whistleblower, ai fini della prevenzione della corruzione.
2) Il Piano Nazionale consiglia di gestire il rischio di corruzione sulla base dei principi e delle linee guida della norma ISO 31000, una norma internazionale per il risk management, che anch'io sto studiando e approfondendo da un paio d'anni. Si tratta di uno standard poco diffuso in Italia, ma che (a differenza di altri) non è certificabile, e quindi è a costo zero per le amministrazioni pubbliche (che devono solo adattare ad essa il loro modo di gestire il rischio).
3) Il Piano Nazionale fornisce alcune indicazioni, per determinare la GRAVITA' E LA PROBABILITÀ' dei comportamenti illeciti. In particolare, la PROBABILITÀ' è definita in base alla "discrezionalità", alla "rilevanza esterna", alla "complessità", al "valore economico" e alla "frazionabilità" dell'attività in cui il comportamento ha luogo. Invece la GRAVITA' è definita in base ai costi "organizzativi", "economici" e "reputazionali" che il comportamento a rischio può determinare.
Adesso, bisogna solo aspettare che la CiVIT approvi il PNA, per poter leggere il testo integrale.
Ad ogni modo, nei prossimi mesi, eventuali attività di formazione e studio (tipo tavoli di lavoro), in tema di prevenzione della corruzione, potrebbero certamente concentrarsi sui temi seguenti:
1) Formazione sul whistleblowing (rivolta ai segretari comunali e agli altri soggetti coinvolti nella prevenzione della corruzione nei comuni): come introdurlo e gestirlo correttamente nell'ambito delle pubbliche amministrazioni.
2) Formazione sulla ISO 31000 (rivolta ai segretari comunali e agli altri soggetti coinvolti nella prevenzione della corruzione nei comuni): Principi, Struttura di Riferimento per la Gestione del Rischio e Processo di Gestione del Rischio.
3) Determinazione del livello di rischio di corruzione (inteso come combinazione di PROBABILITÀ E CONSEGUENZE dei comportamenti illeciti'): individuazione di parametri e valori per il calcolo del livello di rischio.
Il P.N.A, infine, parla anche di formazione dei dipendenti pubblici, prevedendo una formazione generale sui temi dell'etica e dell'integrità.
L'integrità può essere intesa come "legalità"+ "valori chiave specifici della pubblica amministrazione": l' OCSE da alcuni anni ha avviato una riflessione specifica su questo tema ed ha elaborato anche delle indicazioni per gestire l'integrità all'interno delle organizzazioni pubbliche
Per quanto riguarda l'etica ... sono sempre dell'idea che un'etica, in grado di spiegare "perché" la corruzione debba essere bandita dalla pubblica amministrazione, deve essere ancora elaborata: l'etica "classica" (da Platone a Kant) non è affidabile. Alcuni spunti per la costruzione delle nuova etica possono essere desunti dal pensiero di filosofi contemporanei come Sartre, Jonas e Badiou. Nel tempo libero sto studiando il pensiero di questi "giganti", sperando un giorno di riuscire a salire sulle loro spalle, per vedere un po' più lontano, oltre la nebbia della rassegnazione... impresa questa che mi pare, insieme, titanica e appassionante.
Lunga vita alla legalità ;-) !!!!
Già da una prima lettura, tre cose mi sembrano interessanti:
1) Il Piano Nazionale sottolinea la centralità della tutela del whistleblower, ai fini della prevenzione della corruzione.
2) Il Piano Nazionale consiglia di gestire il rischio di corruzione sulla base dei principi e delle linee guida della norma ISO 31000, una norma internazionale per il risk management, che anch'io sto studiando e approfondendo da un paio d'anni. Si tratta di uno standard poco diffuso in Italia, ma che (a differenza di altri) non è certificabile, e quindi è a costo zero per le amministrazioni pubbliche (che devono solo adattare ad essa il loro modo di gestire il rischio).
3) Il Piano Nazionale fornisce alcune indicazioni, per determinare la GRAVITA' E LA PROBABILITÀ' dei comportamenti illeciti. In particolare, la PROBABILITÀ' è definita in base alla "discrezionalità", alla "rilevanza esterna", alla "complessità", al "valore economico" e alla "frazionabilità" dell'attività in cui il comportamento ha luogo. Invece la GRAVITA' è definita in base ai costi "organizzativi", "economici" e "reputazionali" che il comportamento a rischio può determinare.
Adesso, bisogna solo aspettare che la CiVIT approvi il PNA, per poter leggere il testo integrale.
Ad ogni modo, nei prossimi mesi, eventuali attività di formazione e studio (tipo tavoli di lavoro), in tema di prevenzione della corruzione, potrebbero certamente concentrarsi sui temi seguenti:
1) Formazione sul whistleblowing (rivolta ai segretari comunali e agli altri soggetti coinvolti nella prevenzione della corruzione nei comuni): come introdurlo e gestirlo correttamente nell'ambito delle pubbliche amministrazioni.
2) Formazione sulla ISO 31000 (rivolta ai segretari comunali e agli altri soggetti coinvolti nella prevenzione della corruzione nei comuni): Principi, Struttura di Riferimento per la Gestione del Rischio e Processo di Gestione del Rischio.
3) Determinazione del livello di rischio di corruzione (inteso come combinazione di PROBABILITÀ E CONSEGUENZE dei comportamenti illeciti'): individuazione di parametri e valori per il calcolo del livello di rischio.
Il P.N.A, infine, parla anche di formazione dei dipendenti pubblici, prevedendo una formazione generale sui temi dell'etica e dell'integrità.
L'integrità può essere intesa come "legalità"+ "valori chiave specifici della pubblica amministrazione": l' OCSE da alcuni anni ha avviato una riflessione specifica su questo tema ed ha elaborato anche delle indicazioni per gestire l'integrità all'interno delle organizzazioni pubbliche
Per quanto riguarda l'etica ... sono sempre dell'idea che un'etica, in grado di spiegare "perché" la corruzione debba essere bandita dalla pubblica amministrazione, deve essere ancora elaborata: l'etica "classica" (da Platone a Kant) non è affidabile. Alcuni spunti per la costruzione delle nuova etica possono essere desunti dal pensiero di filosofi contemporanei come Sartre, Jonas e Badiou. Nel tempo libero sto studiando il pensiero di questi "giganti", sperando un giorno di riuscire a salire sulle loro spalle, per vedere un po' più lontano, oltre la nebbia della rassegnazione... impresa questa che mi pare, insieme, titanica e appassionante.
Lunga vita alla legalità ;-) !!!!
Scritto da Andrea Ferrarini (Consulente Modelli Organizzativi ex d.lgs 231/2001)
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prevenzione della corruzione
sabato 22 giugno 2013
Anticorruzione - Dal 19 giugno in vigore il Nuovo Codice di Comportamento dei Dipendenti Pubblici
Dal 19 giugno 2013 è entrato in vigore il DPR 62/2013, che definisce il nuovo codice di comportamento dei dipendenti pubblici, previsto dalla Legge Anticorruzione (Legge 190/2012).
La CiVIT (L’Autorità Nazionale Anticorruzione) ha tenuto una serie di incontri con
La CiVIT (L’Autorità Nazionale Anticorruzione) ha tenuto una serie di incontri con
- i Responsabili per la prevenzione della corruzione,
- gli Organismi indipendenti di valutazione della perfomance, gli OIV,
- i Responsabili degli uffici disciplina
Gli incontri sono stati organizzati per esaminare e discutere le problematiche collegate all’ emanazione delle Linee guida per l’adozione da parte delle singole amministrazioni ed enti dei codici di comportamento, che devono integrare e specificare il codice di comportamento nazionale.
In particolare i codici dovranno precisare il comportamento degli addetti nei settori particolarmente esposti al rischio della corruzione.
Fonte: Comunicato stampa CiVIT del 21 giugno 2013 - http://www.civit.it/?p=8684.
Scritto da Andrea Ferrarini (Consulente Modelli Organizzativi ex d.lgs 231/2001)
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